martedì 18 agosto 2015

Due Cardatleti alla Capanna Margherita

La Capanna Margherita è il rifugio più alto d'Europa, posto sulla quarta vetta del Monte Rosa, la Punta Gnifetti, a 4559 m di quota. Esserci arrivati è stata un'emozione talmente forte da quasi renderne difficile il racconto.

In realtà, il primo giorno in quota ci siamo scontrati con un muro che avevamo creato noi stessi, senza rendercene conto. Andati letto tardi e  svegliati prestissimo,  in poche ore siamo passati dai 216 m di quota di Castellanza ai 4000 m del ghiacciaio del Lys sul Monte Rosa, il tutto con il poco allenamento fisico di quest'anno. E' stata una debacle, e dopo le prove di cordata e ramponi, stanchi sfiniti, la nostra guida ci ha dato lo stop alla vetta del giorno, la Piramide Vincent. Sconfitti e demoralizzati, abbiamo girato il verso della cordata e siamo scesi al Rifugio Mantova, 3500 m di quota.

Ancora una volta senza rendercene conto, abbiamo creato il successo del giorno dopo. La nostra guida alpina, Gabriele Ghisafi della Società delle Guide di Gressoney, campione di gare di sci alpinismo e sci di fondo (e maratona in 2h e 29) ha deciso per noi. Ci ha visto scendere sconsolati ma col passo speditissimo (e che ce vo', è discesa!!). Poi, dopo aver scoperto le nostre esperienze di maratona e montagna, ha fissato la sveglia per le 4 del giorno dopo, aggiungendo che l'ultimo tratto verso la Capanna si fa con la testa e che quella c'era (due Cardatleti, scusate se è poco!).

Sveglia prima dell'alba, colazione in un rifugio con 120 ospiti attivi e impazienti. Cordata, ramponi, frontale e cielo stellato, con un mini spicchio di Luna. Uno scenario mozzafiato che non dimenticheremo mai.

La nostra guida si mette a "passo Margherita", lento ma regolare e continuo, e noi dietro. La giornata è già decisa. Sorge il sole, siamo in tanti, piccole formichine in fila nelle tracce, con i ghiacciai che sembrano dune altissime e imponenti. Non facciamo quasi nessuna pausa, andiamo avanti.
L'altitudine sembra non esistere per noi e poi... appare la Capanna aggrappata sul costone, il nostro traguardo. E come ben sa chi corre, vedere il traguardo è come essere attirati da una calamita,  le gambe lasciano il posto alla voglia di arrivare il primo possibile. Passa la fatica, c'è solo la Capanna. Andiamo avanti sulle ultime diagonali di salita ripida, concludiamo i 1000 m di dislivello e a 4,34 h della partenza mettiamo il piede sulla terrazza di legno.

Sotto di noi, ci appaiono nuvole e poi la Val Sesia di Alagna, la valle Anzasca di Macugnaga, il Cervino, le altre vette del Rosa. Un panorama irreale e indescrivibile. Ci siamo meritati una bella merenda, pizza margherita per Daniele e tris di torte con frutta per me: alla Margherita la cuoca non scherza e premia gli ospiti con menù speciali.

Foto d'obbligo con le maglie Cardatletica e Cardacrucca e  poi quasi di corsa il rientro, in 2h e 20.

La Capanna Margherita era un obiettivo di tutti e due, da prima di conoscerci. Adesso... vogliamo solo tornarci!

lunedì 17 agosto 2015

Il secondo Chakra: la nostra energia creativa


Riprendo l'argomento dei Chakra, i centri d'energia presenti nel nostro corpo secondo l'anatomia sottile orientale.

E' il turno del secondo chakra, collocato nella zona degli organi genitali. Potrebbe sembrare un centro d'energia a luci rosse, ma questo colore è già stato presidiato dal primo chakra, e qui siamo sul colore arancione!

I riferimenti ai colori non sono casuali, e possono essere usati per stimolare aspetti di sé. Per cui, allenarsi indossando dell'arancione vuol dire stimolare il secondo chakra, che si chiama

SVADISTHANA

Significa dolcezza, e in genere viene associarlo al sesso per la zona fisica dove è collocato. In questa sede, vi suggerisco una visione più ampia: desiderio e passione nel senso di creatività ed energia per fare e realizzare progetti.

Mi piace pensarlo come il chakra dell'entusiasmo, quello che ci fa iscrivere a una gara senza pensare se avremo le gambe per correrla, oppure decidere di svegliarci alle 4,30 di domenica per un allenamento con gli amici. E, infatti, correre all'aria aperta, nuotare in acque libere, muoversi in un bosco implica attivare il secondo chakra per connettersi con la natura. Riguarda sentimenti ed emozioni quindi, aspetti che in noi sono poco governabili e controllabili.

Non a caso, l'elemento acqua domina Svadhistana, Questo fa pensare al chakra ben attivato, nella metafora del liquido capace di arrivare ovunque e di essere perseverante verso un obiettivo, come la goccia che,  cadendo, buca la roccia.  Ma anche al secondo chakra debole, come l'acqua che ristagna e imputridisce.

Conseguentemente,  governa anche il funzionamento dei reni,  dove eliminiamo la nostra acqua.

Questo secondo chakra ci vede in relazione, ci fa essere animali sociali,  curiosi degli altri. Anche se l'emozione che vi domina fa si che tutto sia un po' scolpito secondo le nostre idee e il nostro punto di vista. E, a  proposito di relazioni, è il chakra legato al senso del gusto, quindi il piacere di mangiare e di condividere cibi con gli altri.

Questo chakra regola la sessualità, la riproduzione, dandogli il taglio del Tantra, dove queste sono "attività" finalizzate all'elevazione spirituali e alla vitalità,  non a semplice "fitness" da letto.

In sintesi, un chakra cui dedicare attenzione per quanto puo' portare vitalità ed equilibrio alla  nostra vita e permetterci di avere sempre una mentalità entusiasta e pronta alle novità, come si addice agli sportivi. 

Conclusi i 7 chakra, presenterò degli esercizi per  lavorarci con il Kundalini Yoga. Per adesso vi lascio alle vostre riflessioni, Sat Nam!